European CAKE

Una ″Torta Europea″, ″European Cake″ per la precisione.

erasmus

Sta tutto dentro al titolo di questo Youth Exchange che si è svolto in Polonia a Wisla dal 4 al 12 dicembre 2015 coinvolgendo 32 giovani (8 ragazzi per ogni Paese) tra i 18 e i 25 anni provenienti da Polonia, Turchia,  Bulgaria e Italia.

Ecco il racconto di Matteo, socio YEAST che ha preso parte a questo progetto insieme a Giulia, Riccardo T, Alberto, Marta, Riccardo Z, Sarah e Laura.

Per fare una buona torta ci vogliono molti ingredienti diversi e, se questi si integrano bene, il risultato è memorabile.

Difficile descrivere un’esperienza di questo tipo.

gruppo

Dopo i primi ″giochi″ per conoscersi e rompere il ghiaccio, il fulcro dell’Exchange sono stati proprio i quattro gruppi di ragazzi, provenienti dall’Italia, dalla Bulgaria, dalla Turchia e dalla Polonia.

Ognuno dei quattro gruppi aveva l’arduo compito di raccontare come il proprio Paese si relazionasse con un tema assegnato dagli organizzatori, di far conoscere canzoni e balli tradizionali e, infine, di elaborare una vera e propria cena tipica nazionale. Il risultato è stato sorprendente.

Abbiamo potuto osservare la fierezza e lo spirito di appartenenza con la quale ci è stata insegnata la Kopanitsa, un ballo bulgaro tradizionale; oppure, per esempio, la lenta ma preziosa preparazione della Baklava, uno squisito dolce che affonda le sue origini in Turchia per abbracciare una buona parte della penisola balcanica.

E’ stato emozionante far parte di un gruppo di ragazzi con il compito di portare fuori dai confini qualcosa dello ″stivale″ per lasciarlo per sempre dentro a ragazzi lontani dal punto di vista geografico, ma pur sempre vicini dal punto di vista umano.

La maggior parte dell’Exchange si è svolto all’interno dell’albergo, tra la hall dove ci si incontrava per le attività programmate e le camere dei ragazzi.

Non sono mancate alcune uscite per le gite  come in occasione della visita a Cracovia e della cena finale. Ovviamente al di fuori delle attività ognuno era libero di organizzarsi come meglio credeva, senza alcun vincolo.

Inutile dire che il momento di massima socializzazione fosse proprio la sera, nella quale ci si incontrava con tutti i ragazzi, misurando affinità e differenza.

Passavano così le ore attraverso balli, giochi e splendide conversazioni fino a tarda notte: una grande famiglia, molto variegata, ma pur sempre una grande famiglia.

Un viaggio come questo può essere anche solo una ″scintilla″, in quanto il vero ″incendio″ arriva dopo. Con la curiosità, con la voglia di rivedersi al di fuori dei confini nazionali e con la sete di conquista che ogni ragazzo dai venti ai trent’anni non può permettersi di non avere.

La crescita è una rivoluzione, ma non c’è rivoluzione senza essersi prima imbattuti nel diverso. Se non si viaggia, tuttavia, il diverso rimane lontano.

Durante la preparazione delle serate, tutti i ragazzi di ogni nazionalità si immedesimavano nella cucina straniera, non solo per aiutare i propri compagni, ma soprattutto per imparare il più possibile le tradizioni differenti.

In questo modo, giunti al momento di sedersi a tavola, nessuno aveva più una bandiera, una lingua differente e tantomeno dei confini.

Durante il giorno si veniva suddivisi in piccoli gruppi e si svolgevano attività inerenti ai temi assegnati dall’organizzatore. I gruppi non erano mai formati dalla stessa nazionalità, ma si cercava il più possibile di mischiarci.

Una volta assegnato il tema si avevano un paio di minuti per lavorarci e poi alla fine, bisognava presentarlo al resto del gruppo.

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