La mia esperienza in Europa con Y.E.A.S.T.

La prima volta che ho viaggiato con Y.E.A.S.T. è stato d’impulso.

Da un giorno all’altro ho deciso di partecipare ad un progetto in Polonia, un training course, dal 12 al 20 luglio a Kluszkowce, vicino al confine con la Slovacchia. Ero timoroso, perché temevo ci fosse una fregatura dietro. Mi sembrava infatti assurdo poter viaggiare senza pagare vitto e alloggio e con il rimborso del 70% sugli spostamenti.

Invece è stato effettivamente così: meno di 50 euro complessivi.

Ma cosa ancora più bella, grazie a questo progetto ho potuto iniziare a vedere la vita sotto un’altra ottica. Sono rimasto impressionato da quanto in altri paesi europei (e anche non europei come Georgia e Turchia) i giovani si mobilitino attivamente per la promozione, la difesa della loro cultura e del loro territorio.

Ho scoperto che ci si può interessare alla politica quasi giocando, attraverso simulazioni di parlamento o direttamente attraverso il dialogo e il confronto con altri ragazzi di culture diverse. E tutto questo parlando in inglese.

 

Fra le attività extra-progettuali più interessanti metterei al primo posto l’escursione ai monti Pieniny: abbiamo fatto hiking sullo Trzy Korony e ho notato quanto fossero puliti e belli quei boschi, godendo del panorama e della compagnia degli altri partecipanti al progetto. In questo progetto i ragazzi venivano da Italia, Spagna, Ucraina, Polonia, Turchia, Georgia, Armenia, Croazia. Ho stretto numerose amicizie: mi sento ancora con dei ragazzi spagnoli e georgiani. Ho avuto modo di rincontrare diverse persone: una ragazza polacca e uno degli ucraini sono venuti a Genova. Successivamente ho rivisto una ragazza ucraina in un altro progetto: sì, infatti sono ripartito.

Da lì mi si è aperto un mondo. Dal 13 al 21 dicembre dello stesso anno sono stato in Ucraina, a Lviv, per un progetto Youth in action chiamato Disabled snowman, in cui abbiamo trattato tematiche sociali e culturali, con specifico riferimento al tema del progetto, durante il quale abbiamo analizzato le problematiche che i disabili incontrano in società (fra le attività siamo andati in una scuola di bambini disabili a lasciare dei regali e a giocare con loro).

Abbiamo anche toccato l’argomento “immigrazione e accoglienza”, che ha innescato tanti dibattiti a causa della sua evidente relazione con le tematiche d’attualità che si sentono un po’ ovunque. In questo progetto non c’erano armeni né spagnoli né croati, ma in compenso c’erano dei greci e un ragazzo olandese.

In tutti e due i progetti la struttura era simile: dietro una buona organizzazione è stato stilato un programma di attività di base. Le attività variavano fra giochini per conoscersi meglio a simulazioni di parlamento; dai dibattiti sulla parità dei diritti delle donne ai problemi del lavoro; dall’immigrazione all’economia. La cosa più interessante è che non si studiano questi argomenti stando seduti in un banco, ma interagendo attivamente con una trentina di ragazzi, potendo ridere e scherzare. Si apprende moltissimo facendo poca fatica. Il fatto stesso di partire, viaggiare e confrontarsi con altre culture è un’opportunità meravigliosa che ci mette in condizione di aprire la nostra mente e di renderci più pragmatici e operativi quando si lavora in gruppo, sia più svegli poiché ci si trova ad operare in contesti nuovi.

La sera è il tempo delle cene a tema: i paesi si alternano giorno dopo giorno presentando i propri piatti tipici e la rispettiva cultura. Nel caso del primo progetto mi sono preparato poche cose dato che è stata una decisione affrettata, ma nel secondo progetto mi ero organizzato bene già da prima con gli altri: abbiamo fatto più di 4 chili di pasta (pesto e ‘nduja per rappresentare nord e sud). Abbiamo portato vino rosso, mirto e limoncello. Salame, vari tipi di formaggi e anche tanti dolci. Abbiamo occupato due tavoli! Ahah. Durante le presentazioni potrete osservare anche balli tipici o ascoltare canzoni tradizionali. Durante i protetti c’è anche il tempo di visitare la città e i dintorni.

Complessivamente potrete capire che queste sono esperienze che vi consentono di crescere a 360°, passando attraverso attività sia serie che ludiche, sia pragmatiche (funzionali al mondo del lavoro) che estatiche (la suggestione di nuovi paesaggi o di un’opera d’arte magari mai studiata nei libri di storia). Vi consentono di migliorare l’inglese e di conoscere i problemi politici e sociali dei paesi vicini a noi. Vi consentono di stringere amicizie e di vedere il mondo sotto un’altra ottica. E tutto questo praticamente gratis, grazie al fatto che l’Unione Europea stessa finanzia queste attività al fine di promuovere l’integrazione fra le culture e il senso d’appartenenza all’Europa.

Se possiamo avere tutto questo… Perché non partire subito?

Paolo Alessandro Alì

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