Il fascino delle lingue straniere: come impararle

Che cos’è il linguaggio? Una domanda che inizialmente non può che sembrare banale, ma che nasconde dentro di sé l’essenza stessa dell’essere umano. Due persone che sono completamente estranee ma che riescono a capirsi attraverso una serie di suoni codificati e che riescono a stabilire una connessione. Un fenomeno miracoloso se si riesce a realizzarne completamente la portata.

Soffermiamoci sul linguaggio verbale. Quanto è importante il linguaggio? Oggi abbiamo strumenti pazzeschi, ma pensiamo alle relazioni diplomatiche nel Medioevo, se non al tempo dei romani. Zero internet, zero manuali di lingua, possibilità di comunicare limitatissime. Un mondo di nicchia quello dei diplomatici, un mondo di privilegiati. Ma perché effettivamente costituivano un mondo di «privilegiati»? Il motivo è semplice: come puoi conoscere una lingua a fondo se non sei in grado di confrontarla con un altra? «Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria», diceva lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe. E come dargli torto?

La lingua è lo specchio della cultura cui appartiene. Un esempio? Prendiamo in considerazione il fatto che nella lingua inglese i nomi di cose non abbiano genere maschile o femminile. Come può essere interpretata questa caratteristica? Si potrebbe affermare che rifletta la concretezza dei britannici, i quali non perdono tempo a categorizzare oggetti che effettivamente non godono della caratterizzazione sessuale.

Un altro esempio? Il fatto che in inglese non esista il “lei” o il “voi” di cortesia. Erroneamente c’è chi sostiene, per sintetizzare ciò, che il “lei” italiano si renda con il “voi” inglese. Tale indicazione non corrisponde tuttavia alla realtà. Andando un po’ più a fondo, infatti, si può agevolmente realizzare che l’atto di cortesia nel rivolgersi a qualcuno con un banale pronome personale non esista proprio dal punto di vista concettuale tra gli inglesi, in quanto sia il “voi” che il “tu” sono traducibili con “you“. Ragionamenti che di per sé possono sembrare superficiali, ma che nella loro intimità delineano in maniera inequivocabile una cultura.

Quale quindi la conseguenza? «Una lingua diversa è una diversa visione della vita», come sosteneva il regista Federico Fellini. Una lingua diversa dalla tua ti conferisce un’anima che non avresti mai avuto. Ti caratterizza, ti permette di immedesimarti in qualcuno di diverso da te. Ti arricchisce, ti permette di comunicare e confrontarti con il diverso. Confronti forse addirittura più veri degli usuali dialoghi che hai con persone della tua stessa lingua, spesso più “pigri” e meno “attivi”. Perché «la lingua che si parla peggio è quella in cui meno si può mentire». Una lingua forse attraverso cui si è più veri.

Ci sono esperienze, come quelle internazionali con persone provenienti da Paesi differenti, che fungono da acceleratore per gli orizzonti mentali. Esperienze come quelle dei progetti Erasmus+ offerte dall’associazione YEAST, capaci di creare un confronto dialettico con il diverso la cui sintesi non può che essere la crescita personale. Esperienze, però, che necessitano una formazione linguistica base da ampliare day by day. Come ottenerla? Le possibilità sono varie. Una di esse è quella dell’esperienza diretta, magari con Linguago, nuovo partner di YEAST.

Linguago è una giovanissima start up che funge da portale di prenotazione per corsi di lingua in tutto il mondo. Al momento le lingue disponibili sono inglese, spagnolo, francese e tedesco, ovvero le principali quattro europee. Una scelta tra un’importante rosa di 46 mete: dal Messico al Sud Africa, dalla Francia agli Stati Uniti, dal Canada alla Germania, passando per Irlanda, Italia e Spagna. Tutte proposte a prezzi molto competitivi con una novità aggiuntiva: la possibilità di avere un preventivo istantaneo sul sito ufficiale.

Il mondo è la fuori che ci aspetta. Una domanda quindi: perché no? Anzi, why not?

Matteo Calautti

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